venerdì 12 gennaio 2007

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12/01/2007

L'arcigay: "Studenti omo, uscite allo scoperto" Lo Giudice ai ragazzi: almeno sessanta di voi sono attratti dallo stesso sesso


RIMINI. Dopo i recenti casi di bullismo, il mondo della scuola continua a interrogarsi e informarsi su tematiche importanti e troppo spesso sottovalutate. Ieri al cinema Corso una nutrita platea di studenti del liceo "Giulio Cesare-Valgimigli" ha interpellato autorevoli interlocutori per affrontare la questione omosessualità. Al tavolo posto davanti al grande schermo erano seduti l'avvocato Vagnoni, lo psicologo Mario Bianchini, don Piergiorgio Farina, e il presidente nazionale dell'Arci-gay, Sergio Lo Giudice. I ragazzi, dopo la visione del film "Philadelphia" (con Tom Hanks, storia di un avvocato gay che viene licenziato dallo studio legale in cui lavora perché malato di Aids), hanno assistito a una discussione vivace ma ferma, intervallata da applausi per le opinioni più condivise. I gay. Chi e quanti sono i gay? Lo ha subito voluto chiarire Sergio Lo Giudice, rivolgendosi agli studenti: «Le stime dell'Oms parlano del 5% della popolazione mondiale. Ora voi mi dite che nella vostra scuola ne conoscete solo due, su un totale di 1.460, quando ce ne dovrebbero essere 60-70. Nonostante il contesto sociale riminese sia sicuramente non discriminatorio, gay e lesbiche continuano a nascondersi. Cosa succederebbe ad alcuni vostri compagni se proclamassero la loro omosessualità? Non credo che verrebbero picchiati, ma è indubbio che il fatto che non emergano derivi da una loro previsione negativa sull'eventuale accoglienza. In questi casi chi potrebbe fare qualcosa, ovvero amici, famiglia e scuola, alla fine non fa niente». La Chiesa. A una domanda degli studenti che chiedeva cosa la Chiesa condannasse in questo campo, don Farina ha risposto: «Dal Concilio Vaticano II la coscienza di cristiani e Chiesa su questi punti è fortemente cambiata. La Chiesa accoglie e accetta qualsiasi persona e naturalmente per gli omosessuali non fa eccezione. L'unica cosa alla quale la Chiesa dice no sono gli atti omosessuali. Lo Stato ha diritto a fare le sue leggi ma la preoccupazione è che venga meno l'attenzione alla famiglia». Chiarito il punto che ormai da parecchio l'omosessualità non è più considerata indice di patologia, c'è stato spazio per un'altra domanda degli studenti, rivolta al presidente dell'arcigay Lo Giudice: «Ha mai incontrato qualcuno che si dichiarasse omosessuale senza esserlo perché questo era "di moda"?».
La moda. «Non mi è mai successo - ha risposto Lo Giudice - Ancora oggi essere omosessuale davanti alla legge non è facile. Ci vogliono più riconoscimenti giuridici. Nel pubblico impiego, chi non è sposato viene dopo, per i gay è sempre così».

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